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Coronavirus, Coronavirus e ancora Coronavirus. Ormai in tv, nei social media, alla radio e perfino per le strade (seppur desolate) non si sente parlare d’altro: eppure, questo virus letale non è l’unico avversario del momento.

L’altro nemico da combattere è la disinformazione, la quale si sta facendo strada in questi giorni fra moltissime fake news che dilagano online destando panico e falsi allarmismi che non fanno altro che peggiorare una situazione già assai critica: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha chiesto l’aiuto delle migliori piattaforme web per comprendere e mettere al bando l’ondata di fake news che ci sta invadendo giorno dopo giorno.

L’obiettivo? Ripulire il web da disinformazione, esperti del ‘so tutto io’ del momento e ridicole teorie del complotto, e indirizzare gli utenti a fonti realmente affidabili.

Il virus delle fake news

Il virus dilaga, la disinformazione fa altrettanto. Nei momenti di panico, la cattiva informazione colpisce tutti, nessuno escluso. I contenuti e la tecnica narrativa prevalgono sulla veridictà dei fatti descritti: la realtà viene deformata, i commenti della comunità contribuiscono poi alla diffusione della falsa informazione fino a creare eco e rimbombo su fatti pressochè inventati. 

Un esempio di quanto detto sopra? La miriade di contenuti virali che stanno girando nell’ultimo periodo riguardo a teorie complottistiche prive di fondamenti scientifici e logici. 

Solo per citarne alcune: 

  • Il Coronavirus è stato creato da una “congrega” di miliardari che vogliono dare vita ad un nuovo ordine mondiale. Così Paolo Barnard su Twitter. E la catena dei twitter continua.
  • “Il Coronavirus, nome in codice Wuhan-400, è un’arma batteriologica creata dalla Cina che realizza una “profezia” preannunciata in un libro del 1981”. Questa fake news, allude al racconto dello scrittore statunitense Dean Koontz nel libro The Eyes of Darkness. Si aggiunge la teoria del professore di diritto dell’università dell’Illinois il quale sosteneva che il coronavirus fosse “un’arma da guerra biologica letale creata dai laboratori di massima sicurezza” di Wuhan. 
  • “Il Coronavirus, nome in codice Gorki-400, è un’arma batteriologica creata (questa volta) dall’Unione Sovietica“. 
  • Il Coronavirus è dipeso dalla tradizione culinaria cinese e dai pipistrelli in particolare: in questo senso, la fake news più grande, è stata quella teoria discriminatoria secondo cui il COVID19 si sarebbe sviluppato dalla zuppa di pipistrello e dalle usanze culinarie dei cinesi. 

Come i social e Google mettono al bando le fake news sul coronavirus

coronavirus

Su richiesta della OMS, i social network corrono ai ripari per evitare gli effetti dannosi che una cattiva informazione potrebbe avere sulla popolazione.

Vediamolo nel dettaglio! 👇🏻

Facebook, Instagram e Whatsapp

Avrai notato, al momento dell’accesso su Facebook e Instagram, che i due social mettono a disposizione degli utenti una finestra pop up che rimanda al sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e, in Italia, al Ministero della Salute. I due social, hanno messo un freno a fake news e comunicazioni rimuovendo tutti i contenuti contenenti false affermazioni o Teorie del Complotto. 

Purtoppo Whatsapp invece, permette il dilagare di false comunicazioni per via della crittografia end to end: le informazioni possono circolare liberamente fra chat private o di gruppo. 

Twitter vs coronavirus

Anche Twitter reinderizza gli utenti che fanno ricerche sul tema Coronavirus a pagine con dati raccolti da organizzazioni di sanità pubblica e fonti verificate. 

Per il momento, sul social del microblogging non stanno circolando grandi fake news e, l’approccio che la piattaforma si prepara ad attuare nel caso in cui questo avvenga, è quello di una tolleranza zero. 

L’obiettivo è quello di arginare false affermazioni ancor prima che queste prendano il sopravvento. 

Google

Google si è mossa diversamente: da un lato, ha offerto ai membri della G Suite gli strumenti per effettuare lo smart working da casa, dall’altro ha lavorato su YouTube.

Sul secondo, ha aggiunto all’inizio dei risultati di ricerca, un collegamento alla pagina dell’OMS dedicata all’epidemia. 

In più, ha lavorato sull’algoritmo, premiando video che diffondono informazioni provenienti da fonti attendibili e arginando quelli contenenti false affermazioni.

Cosa possiamo fare noi contro le fake news sul coronavirus

Nei periodi di panico, le fake news dilagano all’ordine del secondo: cosa possiamo fare contro questa disinformazione?

Innanzitutto possiamo verificare posizioni, nomi e dati di chi scrive l’articolo: FirstDraft è un sito dedicato al giornalismo che ha raccolto una serie di tool per la ricerca e verifica di immagini, nomi, account Twitter e Facebook, video di YouTube con cui poter rapidamente verificare una serie di dati importanti, come ad esempio i dati EXIF di una foto. 

Ma il consiglio più importante che mi sento di darti è questo: fidati solo delle fonti ufficiali, quindi leggi con attenzione tutte le comunicazioni dell’OMS ed isola le false teorie di finti esperti.

Se vuoi approfondire ulteriormente l’argomento, ti consiglio di leggere il Verification Handbook, un manuale creato da Craig Silverman Rina Tsubaki, tradotto anche in italiano, che descrive esempi, errori, buone pratiche e strumenti per non incappare in errori.

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Francesco Vitiello

Sono laureato in Comunicazione Pubblica e D’impresa alla Sapienza e sono un libero professionista che si occupa di Digital Marketing e Social media marketing.Il mio obiettivo è quello di far comprendere il marketing online a tutti.

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