Digitale & PMI: intervista a Alessandro Pesarini

Il settore Ho.Re.Ca. è stato probabilmente uno dei comparti maggiormente colpiti dalla pandemia mondiale che stiamo ormai vivendo da quasi 2 anni.

Nello specifico, la pandemia ha messo a dura prova:

  • Le vendite lungo tutto il canale Ho.Re.Ca.;
  • La circolazione dei beni sui mercati esteri;
  • Le oscillazioni dei prezzi di materie prime (es. il latte);
  • La necessità di continua rassicurazione da parte dei consumatori;
  • Il rapporto fra Top Management e gli altri stakeholder. 

Le aziende di questo settore, sono riuscite a mantenere in moto i loro processi grazie al digitale: attraverso quest’ultimo s’è potuto recuperare il rapporto coi fornitori attraverso video call su Meet o Zoom.

Inoltre, chi disponeva di un Ecommerce, ha potuto affiancare i grandi player di mercato nella vendita online dei propri beni: chi non lo aveva, se n’è procurato uno.

Alcune realtà dell’agrifood grazie al digitale hanno potuto gestire anche alcuni processi di produzione in remoto, con assistenza tecnica su macchinari e azioni sul terreno.

Proprio dalla terra nasce una delle bevande più amate di tutti, quella in grado di rendere piacevole ogni serata ed ogni momento goliardico con gli amici: il vino.

Siamo andati a Tarquinia, terra Etrusca che emana sensazioni e sapori tutti da vivere: oggi conosciamo il punto di vista di Alessandro Pesarini, direttore dell’azienda vitivinicola Etruscaia, Sommelier e Ambasciatore del vino italiano nel mondo.

Etruscaia nasce nel 2008 con l’intento di trasformare una passione, in lavoro destinato ad ammaliare cittadini locali e non.

Il digitale ha svolto un ruolo fondamentale specialmente per il settore vitivinicolo durante il periodo pandemico: scopriamo meglio cosa ne pensa il nostro Alessandro.

L’Intervista: Sommelier Alessandro Pesarini – Digitale & PMI

“Buongiorno Alessandro, raccontaci un po’ chi sei, cosa fai e che percorso hai fatto per diventare Ambasciatore del vino italiano nel mondo.”

Ciao, sono Alessandro Pesarini, ho vissuto 6 anni a Londra, studio il vino da sempre ed ho svolto i diversi corsi da Sommelier nel corso degli anni. Qui a Londra sono entrato in contatto con Stefano Cardoni, il proprietario di Etruscaia: l’intento comune che ci ha unito poi nel lavoro è stato quello di voler elevare la Tuscia a zona vitivinicola rinomata.

Spesso si sente parlare di Toscana, Umbria, Lazio (zona Sud): la Tuscia spesso viene dimenticata. In quel periodo ricevo la proposta da Stefano di promuovere il prodotto Etruscaia: con un progetto nel medio – lungo termine, ci siamo posti l’obiettivo di rivalutare l’intera Tuscia, in particolar modo Tarquinia. 

Come nasce Etruscaia, quando nasce e qual è lo scopo dell’azienda stessa?”

Etruscaia nasce nel 2008 grazie al signor Lamberto e alla signora Olga (genitori di Stefano Cardoni): la loro intenzione era quella di produrre un vino di qualità in questa zona storica della Tuscia. Inizialmente avevamo solo un ettaro e mezzo, con vigne che vanno dai 40 ai 50 anni, quindi sono vitigni abbastanza vecchi. Grazie alla collaborazione con l’Università di Pisa, riuscimmo a trovare i migliori cloni dalla pergola per produrre uve di qualità.

E quindi dopo furono piantati vitigni a bacca rossa, fu piantato il Viognier negli ultimi anni e da qui cominciò la nostra storia. Produrre vino di qualità sulla scia dell’eredità lasciataci dagli Etruschi. Lo scopo è quello di valorizzare il nostro territorio producendo vino a 2 passi dal mare, perché le vigne si trovano a 400 metri dal mare.

“Quali sono le principali etichette prodotte dalla vostra azienda?”

Abbiamo in totale 7 etichette, tutti piccole produzioni. Con 5 ettari a vite, produciamo:

  • Bibi, malvasia puntinata, quindi un vitigno autoctono del Lazio. Generalmente questa Malvasia tende ad essere profumata, aromatica; essendo molto vicini al mare, abbiamo l’influenza minerale, quindi ne viene fuori un vino fresco, leggero, dai profumi floreali;
  • Viognier, innesto più  giovane. Sono 0,5 ettari più vicini al mare: tutto ciò che proviene dal mare viene assorbito da quest’etichetta fresca e dalla rotondità tipica del Viognier;
  • Rosato di Montepulciano: ora il rosato sta spopolando in Italia, quindi questa etichetta sta prendendo piede. Il nostro rosato è molto leggero e delicato, stile francese;
  • Leandro, il rosso 100% Syrah: vogliamo riprodurre tutta la frutta e le spezie del vitigno;
  • Otto, con 5 anni di invecchiamento, è un blend di Merlot, Sangiovese e Syrah, fa 10 mesi in botte e 3 anni in bottiglia. Un vino dai profumi di tabacco, cioccolato e caffè;
  • Il Prisco, nostra riserva, vino dedicato a Re Tarquinio Prisco: Sangiovese con 15% di Merlot per conferire più colore. Qui siamo sui 18 mesi in botte di legno e 4 anni in bottiglia. Ora vendiamo l’annata 2015, lo riteniamo un vino elegante;
  • Passito, il gesto d’amore dedicato alla nostra terra: fare un passito è complicato, ma col clima che abbiamo che è perfetto, riusciamo a far sovra maturare le uve del Viognier e le lasciamo appassire all’aperto. Ne viene fuori un nettare etrusco. 

“Quanto è importante la tematica ambientale per voi? Cosa significa produrre un vino autentico?”

Noi facciamo tutto a mano: qualsiasi lavorazione fatta in vigna è svolta con le nostre mani. Lo scopo di Etruscaia sin dall’inizio è stato quello di raggiungere la certificazione di biologico: usiamo il minor possibile sostanze chimiche e pesticidi.

Vogliamo rispettare la pianta al 100%. Dobbiamo dire che il clima ha favorito la nostra transizione a biologico. 

Il vitigno ed il territorio etrusco: questa per noi è la massima espressione di ciò che facciamo. 

“Qual è la percezione che hai dell’ecosistema digitale? Come pensi questo strumento possa aiutare la vostra azienda?”

La percezione è quella di un sistema necessario. Un sistema che va integrato all’interno di un’azienda. Ormai le persone si fanno un’idea su chi sei e cosa fai in base a ciò che vedono online, dunque parliamo di uno strumento fondamentale. 

Nelle piccole aziende, l’utilizzo concreto del digitale, può facilitare l’apertura di nuove strade. Di base, occorre una campagna comunicativa che parli al posto tuo.

Occorre sempre la corrispondenza fra reale e online.

“Quanto pensi sia sedimentata la percezione del digitale e la conseguente digitalizzazione all’interno del tuo settore?”

Per le aziende più grandi del settore, si nota una cura meticolosa del processo di digitalizzazione: è evidente che ci siano team dedicati che si approcciano professionalmente al digitale in azienda. Nelle piccole aziende non è purtroppo così interno, probabilmente per svariati motivi come il tempo, lo scetticismo e la poca predisposizione al cambiamento.

Le piccole realtà si stanno rendendo conto solo ora dell’importanza di questi strumenti. 

“Quali pensi possa essere il futuro del settore Agroalimentare?”

Il futuro è necessariamente digitale. E’ fondamentale farsi notare dal cliente finale e dal fornitore attraverso comunicazioni mirate. Il processo è stato molto accelerato logicamente dal Covid: le persone vogliono essere sicure di ciò che andranno a vivere, quindi è fondamentale integrare quella che è l’esperienza offline, nel mondo online. 

Sono necessari maggiori investimenti se anche i piccoli vogliono cavalcare la scia dei grandi. 

Conclusioni

Se vuoi conoscere meglio la realtà intervistata, visita il loro sito web qui.

Ci vediamo alla prossima intervista.

Scritto da

Francesco Vitiello

Sono il Co - Founder & Digital Strategist di Now Social, network di professionisti del Digital a supporto delle PMI italiane.

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