Digitale & PMI: intervista ad Antonello Visalli

Oltre ad aver sconvolto la vita delle persone, il COVID – 19  ha avuto un impatto fortissimo anche sul tessuto imprenditoriale italiano: basti pensare che le 3 regioni maggiormente colpite, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ospitano circa il 35% delle imprese attive in Italia.

A esse fanno riferimento il 46% del fatturato nazionale e il 40% della forza lavoro nel privato. In questo scenario le tecnologie digitali hanno giocato un ruolo fondamentale nel garantire la continuità delle attività aziendali anche da remoto.

L’importanza di strumenti digitali ed un approccio agile e flessibile al lavoro, sono stati i segnali evidenziati dal lockdown che abbiamo vissuto negli scorsi mesi.

Veniamo a noi.

L’intervista di oggi coinvolgerà un settore differente rispetto a quelli trattati nelle chiacchierate precedenti: parliamo di retail d’abbigliamento e arricchiamo le discussioni in ambito digitale insieme al nostro Antonello Visalli.

Antonello è il presidente del Consiglio d’Amministrazione di Sport 7, una società consortile che opera nel settore retail di articoli sportivi e sportswear. Inoltre è vicepresidente del tavolo di consultazione di  We Are Napoli, il City Brand della città nato grazie ad un’idea del Comune di Napoli.

Qui di seguito trovi le domande poste ad Antonello con le sue risposte.

L’intervista: Antonello Visalli – Digitale & PMI

“Parlaci della tua esperienza lavorativa con Rush e brevemente del tuo ultimo progetto, il City Brand We Are Napoli”

Sport 7 è una società consortile che opera nel settore retail di articoli sportivi e  che funge da centrale di acquisti e centrale di servizi.

Attraverso contratti di approvvigionamento con le più importanti multinazionali del settore, nostre partner (Nike, Adidas, Puma, Diadora, VF, gruppo americano che detiene i brand Vans, Timberland e The North Face), gestiamo i contratti commerciali con i brands ma forniamo ai nostri soci anche  contratti di servizi (che vanno dal mondo bancario, alla telefonia, alla consulenza legale ed amministrativa).

All’interno di Sport 7 circa 6 anni fa, è nato un nostro progetto retail: Rush, concept innovativo nel mondo sportswear italiano.

Abbiamo un nostro flagship store in zona Toledo a napoli all’uscita dalla stazione della metro, una delle stazioni votate fra le più belle d’Europa. Di Rush gestiamo anche il progetto franchising e lo sviluppo dell’E-commerce con Rushitaly.com.

Per quanto riguarda il City Brand, posso dire che non è assolutamente una delle mie attività lavorative ma…

Il City Brand nasce all’interno del Comune di Napoli, da un’idea  che parte dall’assessore al Made in Naples, Alessandra Clemente, insieme alla consigliera comunale Laura Bismuto e oggi di competenza dell’assessorato di Giovanni Pagano.

Viene lanciato un bando comunale per quello che viene denominato tavolo di consultazione: io personalmente partecipo al bando comunale e vengo selezionato in questo tavolo diretto da Antonella Di Pietro, una delle manager napoletane più importanti in ambito moda e fashion con esperienze internazionali all’interno di brand assai noti al mondo.

Il tavolo prende il nome di tavolo delle Freemind: qui ci confrontiamo e cerchiamo di proporre iniziative per la città.

Al suo interno ci sono persone con ruoli totalmente contrapposti: studentesse, neolaureate in marketing e comunicazione, professori universitari di Design, Manager e  compagni di viaggio pronti a condividere le loro esperienze.

I 3 pillar del City Brand…

Abbiamo deciso di dare una caratterizzazione forte al City Brand proponendo e promuovendo i nostri 3 pillar fondamentali:

  • Inclusione
  • Diversità 
  • Sostenibilità

Tutto il nostro lavoro è basato su questi 3 pillar. Abbiamo ideato alcuni progetti in queste prime battute come una raccolta delle mascherine chirurgiche (gestite spesso in modo non appropriato), una collaborazione con Human of Naples, idea e progetto di un’artista fotografo napoletano (Vincenzo De Simone).

In questo caso abbiamo dato voce alle persone napoletane famose e meno note che attraverso loro parole hanno espresso pensieri liberi sui nostri 3 pillar. Il tutto abbinato ad una campagna di affissioni che ha esposto i pensieri anche di volti illustri del panorama napoletano.

“Come riesci a far coincidere le 2 esperienze che stai portando avanti? Ovvero, dove inquadri un possibile match fra la moda e il City Brand di Napoli”?

I 2 progetti, momentaneamente, anche se declinati, non devono per forza incrociarsi: forse l’unica materia/ambito in comune che possono avere è quello della comunicazione e del marketing.

Il City Brand We Are Napoli dovrà avere una declinazione anche sul mondo della moda in futuro, fermo restando che le nostre attività avranno sempre un fine di sostenibilità e sostegno per il territorio.

Non è un progetto a scopo di lucro e non può esserlo perché parliamo di un City Brand.

Ciò che fa incrociare i 2 mondi è come vengono comunicate le 2 realtà, da un lato ciò che riguarda il brand di una città, dall’altro un prodotto totalmente business oriented del mondo retail.

Vogue Italia recentemente ha premiato la nostra città con un  numero dedicato interamente a napoli  (uscito ad Agosto) inserendo anche uno splendido articolo sul City Brand.

Grazie al network della presidente Antonella Di Pietro, è stato facile far comunicare al brand Vogue ciò che stiamo facendo.

C’è da dire che Impresa ed Amministrazione comunale viaggiano su due binari differenti ma in questa esperienza grazie al dialogo ed alla mediazione siamo riusciti a trovare un modus operandi per sviluppare il progetto. Ora è il momento di accelerare.

“Cosa ne pensi del processo di Digital Transformation a cui diverse PMI stanno andando incontro”?

La Digital Trasformation è un importante cambiamento che stiamo vivendo ma non l’unico. La Digital Transormation è un mezzo e non un fine, e soprattutto, ciò che devono capire le PMI e forse più le piccole imprese è che la Digital Tranformation non è l’E-commerce.

Spesso ciò viene confuso da parte delle PMI.

Il pillar fondamentale nel mondo B2B, sono i Big Data. Il dato è alla base di qualsiasi approccio alla Digital Transformation.

Se le PMI non capiscono quanto sia importante il dato nella strutturazione ed ideazione delle successive attività comunicative, non possiamo parlare di Digital Transformation.

I 3 punti fondamentali per me dunque sono:

  • La Digital Tranformation è un mezzo e non un fine;
  • La Digital Transformation non coincide con l’E-commerce;
  • Bisogna comprendere l’importanza del dato.

“Parliamo di retail: cosa ne pensi del processo di digitalizzazione che sta investendo il mercato del retail e quanto pensi sia importante parlare di Omnichannel Customer Experience”?

Precedentemente si parlava di multicanalità, subito dopo si è cominciato a parlare di omnicanalità: si è compreso che occorre avere tutti i canali di comunicazione/touchpoint attivi.

Vero che l’omnicanalità è divenuta fondamentale, però se è vero che la pandemia ha dato una accelerata alla digitalizzazione, ed in particolare all’E-commerce (con marketplace e E-commerce di proprietà), è altrettando vero che il post lockdown ha dato un grosso valore ai negozi di prossimità.

Il lockdown, limitando i movimenti della popolazione, ha portato alla riscoperta di quei negozi di vicinato che si erano abbandonati a favore dei centri commerciali o delle high streets delle città all’avanguardia.

Questa è una grande opportunità per il mondo retail.

Anche la piccola attività deve rendersi omnicanale: oltre ciò, le piccole attività devono lavorare nel far capire ai propri clienti quali servizi possono offrire per eventualmente personalizzarli.

Torna la famiglia nel mio punto vendita e trova lo stesso prodotto (che trova nel centro commerciale) all’interno del negozio di vicinato, con l’aggiunta della variabile della personalizzazione del servizio che vogliamo offrire.

All’interno di tutte queste trasformazioni hanno ripreso molto valore il brick & mortar classico ed il negozio di vicinato.

intervista

“Quali strategie state adottando con Rush in ambito digitale”?

Il concetto di partenza è quello di identità: è inutile cominciare a comunicare senza aver compreso qual è la propria identità.

Col supporto di professionisti del mondo della comunicazione, abbiamo investito sul brand e sul nostro pay off (Fight Usual, ideato e creato da Patrizia Fenningher e Pasquale Diaferia ). Abbiamo puntato tutto su un nostro manifesto e sulla comunità Rush.

Identità, community e comunicazione.

Dal punto di vista strutturale mi piace dire che noi non vendiamo più prodotti, bensì attraverso l’identità vendiamo emozioni.

Accanto al prodotto occorre inserire dei servizi. Alcuni colleghi mi hanno invitato ad inserire il pagamento contrassegno all’interno dell’E-commerce di Rush (sembra una forma antiquata, ma in alcuni mercati questa forma di pagamento è ancora molto utilizzata).

Con l’introduzione di questa forma di pagamento abbiamo avuto un incremento delle vendite.

Nella logica dei servizi sta prendendo piede anche il pagamento a rate, anche per piccoli importi.

Mi aspetto che a breve parti anche in Europa il servizio lanciato da Yoox nei mercati orientali riguardante la consegna col corriere che aspetta la prova del capo per 20 minuti. In quel modo non c’è più la gestione del reso in modo macchinoso. Noi non vendiamo più prodotti, ma emozioni e servizi.

Infine, come già accennato prima, anche nel nostro network abbiamo dato importanza alla raccolta e gestione del dato finalizzata alla creazione di insight strategici con una fondamentale partnership con NPD.

Ricapitolando: senza un’identità è impossibile comunicare. Devo comunicare emozioni e servizi funzionali

intervista

“3 consigli che daresti a chi intraprende una carriera nel mondo del Retail oggi”

Scappa, scappa, scappa.

A parte gli scherzi, facciamo un punto. Il retail della PMI italiana ha bisogno anche qui di 3 aspetti fondamentali:

  1. Finance: la cura del finance è un aspetto fondamentale per ogni attività;
  2. HR: le risorse umane all’interno di un’azienda sono fondamentali. Spesso questo è un punto di debolezza per PMI che sono prettamente aziende a carattere familiare;
  3. Consulenze specialistiche e specializzate: la professionalità,  il know how e le capabilities sono il valore aggiunto di ogni impresa.

Conclusioni

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Scritto da

Francesco Vitiello

Sono il Co - Founder & Digital Strategist di Now Social, network di professionisti del Digital a supporto delle PMI italiane.

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